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Nihil a me humani alienum puto (Terenzio) |
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Il pregevole lavoro raccolto in questo libretto svolto dal prof. Tarantini Felice, docente di Storia e Filosofia in questo Liceo, ha interessato il piano dell’Offerta Formativa dell’anno scolastico 2005/06 con il Progetto ”Storia del liceo A.Oriani”. La vasta documentazione didattico – amministrativa consultata ha caratterizzato la certosina ricerca del prof. Tarantini Felice quale referente del Progetto, unitamente alla preziosa collaborazione della Sig.ra Nicoletta Lops e di un gruppo di alunni che, nell’occasione, si sono trasformati in attenti “ricercatori”. L’idea progettuale maturata nella consapevolezza di costituire un punto di riferimento nella storia della nostra città per quello che ha rappresentato e continua ad essere il Liceo-ginnasio A.Oriani, ha fortemente motivato il sottoscritto che ha trovato la consueta sensibilità e disponibilità professionale del prof. Tarantini Felice, suo collaboratore. Il lavoro è articolato in brevi capitoli che guidano il lettore, attraverso un linguaggio semplice e stimolante, alla presa di coscienza della situazione storica in cui lo spirito pionieristico di uomini di scuola autorevolmente rappresentati dall’insigne figura del prof. Sergio Lagrasta e di amministratori della statura dell’ avv. Vincenzo Ripoli, gettò le basi al nostro Liceo-Ginnasio. Non sfuggirà certamente all’attenzione del lettore il rilievo che l’autore conferisce all’intento che agì da fondamento dell’azione e del progetto dei fondatori del Liceo Oriani, finalizzato a “dotare la comunità coratina di una scuola superiore ad indirizzo classico fondamentale per la costruzione di una nuova identità sociale e culturale per la formazione dei giovani”. Una scuola, quindi, che non si poneva come istituzione d’èlite, ma quale opportunità formativa per studenti provenienti dalle diverse categorie sociali. Il lavoro che qui viene presentato vuol essere anche una testimonianza ed un riconosciuto apprezzamento a quanti, ai diversi livelli di ruoli e competenze, con azione tenace hanno contribuito a far superare la china pericolosa che questo Liceo ha subito tra il 1999 e il 2000. L’intelligente attuazione dei processi innovativi che il principio dell’autonomia scolastica ha introdotto e sostenuto ha portato, ad oggi, il nostro Liceo a quasi cinque corsi, con le 24 classi che, per la verità, abbastanza numerose, funzioneranno nell’anno scolastico 2006/07. Fondamentale, però, rimane il problema “sede” che, oltre a richiedere maggiori e più dignitose risposte alle esigenze imposte dalle nuove metodologie didattiche e dalla stessa funzionalità della Scuola, si pone quale “conditio sine qua non” per la crescita e lo sviluppo di questo nostro Liceo classico, al quale i giovani e le famiglie, in questi ultimi anni, guardano con motivato e rinnovato interesse culturale e sociale. Aldo Sciscioli Dirigente scolastico
Nell’Italia del primo dopoguerra, la
scuola e l’emancipazione culturale del popolo non furono per la classe
dirigente nazionale i più urgenti problemi da risolvere. La fondazione del Liceo A. Oriani Il 1° ottobre 1923 si costituisce la prima classe del futuro Liceo, frutto dell’impegno meritorio e tenace del prof. Sergio Lagrasta e del Sindaco avv. Vincenzo Ripoli.
I docenti sono:
Nell’anno scolastico 1924-25 la
prima e la seconda ginnasiale hanno una nuova sede nel palazzo di corso
Garibaldi n. 4.
I Presidi e i Dirigenti del Liceo Oriani
1923-50 Preside prof.
Sergio Lagrasta L’intitolazione del Liceo a “A. Oriani”
ALFREDO ORIANI (1852-1909) nato a Faenza
da una famiglia di aristocratici di campagna, dopo la laurea in
Giurisprudenza, rinuncia alla professione di avvocato per dedicarsi alla
letteratura. le ragioni culturali e sociali della sua fondazione
Il Liceo, in quanto istituzione sociale oltre che formativa, ha
intersecato la specifica realtà degli anni ‘20 e i successivi processi
di trasformazione culturale.
Per
realizzare questa finalità il Liceo deve formalmente garantire l’accesso
agli studi anche ai giovani di diversa estrazione sociale se motivati
dal desiderio del proprio riscatto culturale.
- piccolo proprietario - carpentiere
Gli altri appartengono a famiglie di
possidenti e proprietari. Non risulta iscritto nessun alunno del ceto
bracciantile.
Il clima sociale, negli anni ‘50, è caratterizzato da un’accentuata separazione generazionale. La tragedia della guerra non è stata oggetto di riflessione collettiva se non da parte di quelle famiglie che hanno avuto i propri cari uccisi sui fronti militari o visti tornare dalla prigionia segnati nella mente e nell’animo. I giovani che si accingono ad entrare nella vita degli adulti hanno sentito un resoconto frammentario della guerra, sono stati coinvolti marginalmente nella narrazione delle vicende che così duramente avevano colpito la nazione, tanto da non avvertire il dovere di un riconoscimento morale verso coloro che hanno combattuto per la libertà. Lo scontro politico-ideologico tra l’Occidente e il Blocco sovietico si era sovrapposto alla tragedia della guerra e della dittatura. Ma il dato sociale più evidente nella Corato di quegli anni è l’ampiezza della miseria materiale che trova quasi un riflesso nel particolare grigio delle pareti esterne delle case. La fotografia del paese è segnata, tra l’altro, dalle vie urbane sterrate con pietra grossolanamente frantumata, attraversate dai carri dei contadini, dal carretto del merciaio, dal venditore di latte, mentre al mattino, come prima voce del nuovo giorno, si diffonde l’invito del fornaio alle massaie. Il mondo degli adulti e degli adolescenti è tutto nella famiglia e in ciò che offre la strada o la piazzetta del quartiere. La vita delle persone scorre nella ripetitività dei comportamenti, in una sorta di routine, non voluta e non determinata da atti soggettivi. Gli atteggiamenti esteriori, semplici e senza alcun elemento di esuberanza, sono il segno di una società che soffre oltre che la povertà anche una situazione psicologica generale compulsa dal peso del dopoguerra. Tuttavia non mancano occasioni e momenti di contenuta allegria figlia dei passatempi familiari. La chiusura sociale e la ristrettezza economica in cui si trova la maggior parte delle famiglie ostacolano l’espressione dei sentimenti dei giovani. Ragazzi e ragazze che frequentassero o no la scuola, dovevano superare le limitazioni poste dai genitori e dalle regole morali dominanti per poter comunicare le proprie passioni. Lampi di gioia, attesi e sofferti, attraversano il cuore di tante ragazze quando dai banchi di scuola o all’uscita incrociano lo sguardo dell’innamorato con il desiderio di un futuro progetto di vita, desiderio esaltato nell’intimità della propria virginale spiritualità. Si accede alla sede storica del Liceo percorrendo uno degli spazi urbanistici più armonici di Corato: Piazza V. Emanuele e Corso Garibaldi. Sotto l’aspetto culturale, il conio del Liceo classico, prevalentemente teorico-letterario, non sempre dà al giovane la possibilità di cogliere le problematiche sociali locali e nazionali. Fuori dalla scuola egli non trova punti di riferimento culturale che lo orientino nella sua iniziazione formativa. Dispone come unica fonte di conoscenza solo del testo scolastico anche perché la stampa quotidiana è un acquisto raro. Salendo le scale del portone della scuola, lo studente si lascia alle spalle la viva realtà sociale e molto della sua vita materiale ed esistenziale. Sul finire degli anni ‘50 si va affermando una nuova atmosfera che coinvolgerà la successiva generazione di studenti a cui appartiene anche chi scrive. Le sale cinematografiche sono sempre più frequentate dai giovani, mentre i primi televisori fanno entrare nelle case i principali eventi nazionali. Gli studenti dell’Oriani, intanto, cominciano a vivere il tempo extrascolastico frequentando i circoli ricreativi o impegnandosi nelle sezioni di partito mentre i più si raccolgono, come per delineare il proprio status culturale, lungo Corso Garibaldi e lì fanno gruppi per le loro libere conversazioni.
Il liceo tra gli anni ‘60 e '80 L’Italia del dopoguerra mobilita le sue migliori energie morali e civili per restituire ai cittadini il bene prezioso della democrazia e della libertà e per creare le condizioni politiche per il rilancio economico che avrà il suo punto più alto nel “miracolo economico” degli anni ‘60. Per la cultura italiana si apre una proficua stagione di dibattiti e discussioni, di produzione letteraria e cinematografica in gran parte alimentata dalle urgenze sociali e dalla forte passione civile che allora animava le diverse forze politiche presenti sulla scena nazionale. Anche il Liceo Oriani, benché sia un liceo di provincia, conosce un incisivo rinnovamento culturale che ha avuto le espressioni più significative nella docenza dei proff. Calvi Domenico, docente di Storia e Filosofia; Di Gioia Sabino, docente di Italiano e Latino; Tandoi Giuseppe, docente di Latino e Greco. Erano i rappresentanti, agli occhi degli studenti, di tre diversi orientamenti culturali e politici. Il prof. Calvi ben esprimeva una visione culturale e sociale che aveva la sua ragione nella personale esperienza della guerra e nella militanza nel Partito socialista italiano, nel solco del riformismo turatiano. Le sue lezioni di storia sono state per gli studenti feconde occasioni per riflettere sui temi di economia e di politica, visti nella prospettiva di una generale e più avanzata emancipazione della società. Il prof. Di Gioia, meno presente sul piano politico, di formazione popolare sturziana, fondeva nel suo insegnamento la tradizione umanistica con il personalismo di matrice cattolica. Cultore delle Lettere moderne, sapeva creare gli opportuni spazi didattici per far incontrare l’animo dei suoi giovani interlocutori con la ricchezza dei valori umanistici. Il prof. Tandoi coniugava la formazione classica con una posizione culturale e politica più definita in senso moderato, allora espresso da alcuni settori della Democrazia cristiana. Forte nell’impatto con gli studenti, teneva un atteggiamento culturale che privilegiava gli aspetti filologico-formali dei testi classici, più che la storicizzazione degli autori e delle loro opere. E’ doveroso, per completare l’elenco dei docenti che hanno costituito il nucleo storico del Liceo Oriani, citare i proff.: Malcangi Domenico, docente di Storia e Filosofia che per tutti gli anni 70 ricopre la carica di Vicepreside, ruolo che svolge con riconosciuto equilibrio nell’azione quotidiana di tessitura dei rapporti tra studenti e la Presidenza; Mastropasqua Aida, docente di Scienze Naturali; Scarpa Luigi, docente di Educazione Fisica. Del comparto ATA citiamo il segretario Filippo Olivieri e il capo bidello Alfonso Terrone. Figura rilevante nella storia dell’Oriani, ancora presente nella memoria degli ex liceali, è quella di Vito Mastromauro, docente di Matematica e Fisica, che nel periodo 55-62 assume l’incarico di Preside. In una fase particolare di transizione ha guidato la scuola con tanto buon senso che ha significato capacità di risolvere i problemi dell’Istituto con vigile pragmatismo dimostrando, tra l’altro, una notevole disposizione a dialogare con gli studenti, che sembrava quasi difficile in un uomo dai tratti spicci e a volte bruschi nella forma, ma mai arrogante. Gli insegnamenti svolti nel liceo del dopoguerra, in gran parte, risentivano di una didattica tutta sbilanciata verso il docente che spesso trasformava la lezione in un solitario monologo e l’interrogazione in un interrogatorio su cui si infrangevano le aspettative di molti adolescenti. E tuttavia, la futura classe politica coratina sarà costituita proprio dai giovani che provengono dal Liceo di quegli anni. Nel decennio ‘60-‘70 mentre il Liceo conserva inalterata la sua tradizionale identità, Corato conosce un sorprendente sviluppo economico contrassegnato dalla nascita di industrie di media dimensione. Si tratta di imprenditori che operano nel settore alimentare, nell’edilizia, nella manifattura, nell’artigianato specializzato, molti di loro rientrati dai paesi dove erano emigrati. Lo sviluppo economico di Corato è stato sostenuto anche dal notevole afflusso delle rimesse degli emigrati in Germania, Francia, USA, Venezuela. Preside del Liceo è il prof. Pasquale Di Luzio di cui si ricorda la nota di freschezza introdotta nel clima abbastanza severo della scuola con l’ascolto, durante l’intervallo, di brani di musica classica dal giradischi collocato in Presidenza o con la sua funambolica recitazione dei versi di Dante, di Carducci, di Di Giacomo e ancora con la sua andatura da ex bersagliere lungo i corridoi dell’istituto. In questa fase storica il Liceo accentua la sua autoreferenzialità culturale e comincia a subire la concorrenza di altri Istituti superiori come l’I.T.C. di Corato, il Liceo scientifico e l’I.T.I.S. di Andria, lo Scientifico di Ruvo di Puglia. La diversificazione delle attività produttive richiede, infatti, nuove professionalità e giovani in possesso di diplomi spendibili nel mondo del lavoro. Nonostante ciò circa 50 famiglie di estrazione piccolo e medio borghese, iscrivono ogni anno i propri figli al Liceo. Seguono gli anni ‘70-‘80 con la Presidenza di Sabino Di Gioia persona dalla forte sensibilità umana, insofferente verso la rigidità delle norme amministrative, sinceramente attento a cogliere gli aspetti più problematici dell’esperienza scolastica dello studente che sentiva di proteggere perché lo percepiva come la parte più indifesa nel rapporto con il docente. Dirige il Liceo mentre il clima culturale e sociale cambia anche per la parte che ha avuto la contestazione giovanile del 68. Lo studente liceale si apre alle discussioni politiche e culturali che si svolgono nelle assemblee studentesche e nei cineforum. Anche la classe docente, sebbene in maggioranza sia collocata su un piano culturale sostanzialmente tradizionale, non si chiude alla percezione di qualche sprazzo di modernità. L’orizzonte delle idee si allarga e i giovani più sensibili non sembrano trovare più soltanto nella scuola e nella figura del docente il loro ideale punto di riferimento ma, piuttosto, lo cercano nei personaggi e nei protagonisti della scena internazionale o nazionale. Le prof.sse: - Grazia Calvi con la sua mente vivacemente curiosa, docente di Latino e Greco, - Rosa Tarricone con la sua preparazione culturale e la piena dedizione all’insegnamento, docente di Italiano e Latino - Giacinta Tedone con il suo prorompente dinamismo, docente di Matematica e Fisica, - Giuseppina Strippoli con il suo silenzioso quotidiano lavoro, docente di Lettere classiche, sono le figure più presenti nella vita della scuola di quegli anni, e come benevolmente soleva dire il Preside Di Gioia, rappresentavano il periodo del matriarcato dell’Oriani. Nella storia del Liceo, gli anni ‘80 appartengono di diritto al Preside Salvatore Montaruli. Pur impegnato nel suo ruolo istituzionale, non ha mai dimenticato la sua originaria vocazione di docente che lo portava a dialogare, con spirito socratico, con le menti degli studenti per avvicinarli a un sapere aperto e problematico che non trovava spazio nei rigidi programmi scolastici. In questo modo di intendere l’insegnamento ha trovato la collaborazione del prof. Cataldo Leone, docente di Italiano e Latino, sensibile letterato che faceva del testo un’occasione per aprire i giovani al mondo che si agitava oltre l’aula scolastica. Proficuo, in questi anni, è stato il lavoro del prof. Alfonso Scarnera, docente di Matematica e Fisica, attento organizzatore delle attività del’Istituto. A lui si deve l’iniziativa di dotare il Liceo delle prime attrezzature informatiche. Con la Presidenza Montaruli si chiude l’epoca storica dell’Oriani; epoca caratterizzata da tre peculiari aspetti rappresentativi: 1. Della fissità dei programmi ministeriali e della didattica tradizionale; 2. Dell’assenza di qualsiasi disegno di riforma della scuola superiore che lascia i Licei classici chiusi in una visione culturale non più in sintonia con la nuove esigenze formative dei giovani; 3. Della separatezza della scuola dalla realtà sociale.
Dagli anni ’90 ai giorni nostri
Nella realizzazione di questi importanti obiettivi si è giovato dell’attiva collaborazione del prof. Ettore Adduci.
Sul finire degli anni ‘90, la formazione e
l’educazione dei giovani cominciano ad essere al centro di un lungo e
tormentato processo di ripensamento da parte della scuola militante e
della classe dirigente, e ciò in considerazione del valore che questi
temi assumono sia per il progresso civile del paese che per il
consolidamento nei giovani della coscienza civile e democratica.
Il nuovo quadro normativo ha costituito il punto di svolta nell' azione di aggiornamento dei curricoli del Liceo Oriani che inizia con la Dirigenza del prof. Giuseppe Molinini.
Durante la sua Dirigenza si apre
all’interno della scuola una fase di intenso dibattito e appassionate
riflessioni sulle finalità formative, sulla funzione docente, sulla
flessibilità didattica, sul rapporto scuola-extrascuola.
Siamo all’ultimo biennio e alla Dirigenza del dott. Aldo Sciscioli che si caratterizza per la disponibilità al dialogo con docenti e alunni, essenziale per creare un clima di operosa collaborazione nella gestione di una scuola che è sempre più articolata nelle sue funzioni e finalità; per la convinta azione volta a garantire non solo la continuità dei nuovi curricoli ma anche ad arricchirli con l’introduzione, a partire dall’a.s. 2005/2006, di nuovi insegnamenti.
Nel prossimo futuro, aperto all’imprevisto più che all’imprevedibile,
dove non assisteremo alla replica lineare del presente, saranno queste
le sfide che dovranno affrontare la classe dirigente, la cultura e, per
la parte di responsabilità che ha la scuola italiana, anche la docenza
di questo Liceo a cui è affidato il compito, oltre che di istruire, di
formare l’uomo e il cittadino di domani. E’ intenzione di chi scrive riprendere questo modesto lavoro per riallacciare al filo della memoria le figure dei docenti che negli ultimi anni hanno onorato con il loro insegnamento questa scuola.
Chiudo questo scritto rivolgendo un saluto ai nostri studenti che sono
protagonisti, non secondari, delle fortune e del successo del nostro
Liceo. Giugno 2006 (Festa dell'Oriani) Si ringrazia la ditta Molini Casillo di Corato per il contributo economico erogato che ha reso possibile la pubblicazione di questo lavoro e Aldo Balducci, tecnico di laboratorio del Liceo, per l'attiva collaborazione.
So di arrischiarmi sulle tortuose vie della retorica, ma leggendo le note storiche sul Liceo “Oriani” del collega Felice Tarantini ripeto col poeta “adgnosco veteris vestigia flammae” dell’amore della Cultura, la passione, la tensione, che un’antica generazione di studenti, a cui io e Felice apparteniamo, indirizzava verso lo studio quale fatto centrale della vita, non frastuono, non dispersione, ma silenzio, elaborazione interiore. Affinità elettive, archeologia nel senso etimologico di riflessione, discorso sulle fondamenta del sapere. E rammento, nel novembre 1966, in occasione dell’alluvione di Firenze, noi giovani universitari di allora, se non avevamo come altri il coraggio di infilare un treno per correre e salvare le sacre carte di libri e documenti, organizzammo una conferenza, io relatore e Felice tra gli uditori, e alla fine ci abbracciammo. Affinità elettive. Le note storiche elaborate dal collega sono sobrie, lineari, quasi scritte in punta di penna per non scomodare la grande Storia, che pure è sottesa in filigrana dietro il riannodare in sequenza i fatti minuti e pur intensi, le direzioni etiche e culturali di un paese di provincia verso il suo Liceo. So che Felice nella sua sobrietà, nella sua naturale avversione alla retorica ha inteso toccare qua e là, come note di pianoforte, alcuni accordi, talune sequenze senza volutamente approfondire i contesti, gli snodi spesso inestricabili del divenire storico, per cui egli ci presenta un testo che non vuole essere nulla più di uno schizzo, di un disegno appena accennato a matita e ne emerge un genere di scrittura ibrido tra note storiche e memorialistica, quest’ultima nel senso di memoria collettiva segnata nelle immagini e nei ricordi dei coratini. Presidi, professori, personale non docente si sono succeduti nel tempo. Memorie e segni impressi nel passato, non nostalgie, ma identità di una comunità, città: “Liceo Oriani”. Seguendo tappe, ma forse stagioni memoriali, l’opuscolo si sofferma su vari paragrafi: l’intitolazione del Liceo, gli anni ‘20-‘40, gli anni ‘50, gli anni ‘60-‘80, dagli anni ‘90 ai giorni nostri. Stagioni che hanno segnato il ritmo del tempo e del divenire storico di una comunità locale contadina che nel Liceo viveva il suo riscatto, la sua tensione di futuro. Scorrono nelle pagine eventi, personaggi di presidi e di docenti, slanci verso il futuro di studenti e famiglie di estrazione agraria negli anni del Fascismo insieme a piccoli artigiani in legame subalterno e poi negli anni ’50, i primi approcci dei braccianti verso le fonti del sapere… e così di seguito assommando gli snodi storici: dal “miracolo economico” alla stagione della contestazione studentesca del ‘68 fino all’oggi tecnologico e globalizzato. Se c’è un merito che va riconosciuto a queste note storiche del prof. Tarantini è nella capacità di far rivivere il clima spirituale delle varie stagioni storiche, il pulviscolo del tempo in dissolvenza, le immagini dei contesti, gli atteggiamenti, taluni scenari come le strade sterrate a pietrisco e il cigolare dei carri agricoli nella Corato degli anni ‘50 e quell’atmosfera opaca, grigia di una comunità povera, appena emersa dalla guerra, che vedeva nel Liceo il valore della classicità che iridava dall’alto della cultura. Professori-vati degli anni ’50 e ’60, autoreferenziali, ma coltissimi, illuminanti pur nella loro distanza: il raziocinante, ma con trepida attenzione spirituale prof. Calvi nei suoi disegni storici e filosofici (una vera”lectio”), il lirico, aereo prof. Di Gioia con la vibralità delle sue parole letterarie, il filologo pedante, ma rigoroso prof. Tandoi; professori-vati, oggi inproponibili, ma che pure hanno formato la cultura di tante generazioni. Potrei dilungarmi, ma credo di aver toccato i segni, le forme, lo spirito di questo lavoro del collega. Concludo con una convinzione di docente ormai datato nel tempo: la classicità è una categoria dello spirito, duttile, plasmabile, adattabile alle diverse epoche storiche ma a ciascuna infonde un insegnamento, un messaggio, una direzione. Nel mondo della globalizzazione non so se la cultura classica è destinata al declino, sono convinto di no e concordo con il collega Tarantini, quando alla fine del suo scritto, enuncia la nuova sfida che la classicità dovrà affrontare per l’identità critica e culturale in una società futura che, accanto al fascino del progresso, può addensare le nubi dell’oscuramento di senso. prof. Franco Vangi
Le pagine che seguono sono la prosecuzione della prima parte del volume già pubblicato. L’impegno a completare il lavoro nasce dalla considerazione che la scuola è anche la scuola dei docenti che la rendono viva e concreta con il loro impegno e la loro personalità. Come pure, essa appartiene a tutte le figure istituzionali del personale A.T.A. a cui sono affidati funzioni e ruoli fondamentali. Dal ‘70 fino all’a.s. ’94-’95 il rag. Lillino Bucci ha ricoperto il ruolo si Segretario con piena dedizione al lavoro; preciso nella gestione della scuola, ha organizzato con il solo supporto della carta, della penna e della macchina per scrivere, i vari aspetti della vita scolastica avvalendosi della costruttiva collaborazione della sig.ra Rosa Torelli. Nell’a.s. ’95-’96 gli succedeva il sig. Vitantonio Tarantini di cui è stata apprezzata la correttezza e la cordialità nell’interazione con tutte le componenti scolastiche. Con il Responsabile amministrativo sig. Pasquale Quercia, 1996-2000, inizia il periodo della riorganizzazione dei servizi amministrativi che vanno di pari passo con le prime innovazioni introdotte nella scuola dalla legge sull’Autonomia. Questa fase è gestita con perizia e con l’acquisizione di specifiche competenze richieste dalla nuova realtà scolastica. Nel triennio successivo, 2000-2003, svolge le funzioni di Direttore dei Servizi Generali ed Amministrativi la dott.ssa Antonella Cera. Puntuale, precisa e ordinata ha lavorato con serio impegno nell’impostazione del bilancio, della contabilità e delle risorse finanziarie quando il Liceo si apre alla realizzazione dei progetti extracurricolari e dei PON europei. Le elevate capacità organizzative evidenziate e la pregevole azione dispiegata hanno costituito motivo dell’alta stima e fiducia da parte del Dirigente prof. Giuseppe Molinini. Nel biennio 2003-2005 è D.S.G.A. il sig. Franco Mazzilli. Di fatto il complesso lavoro della segreteria è svolto con ammirevole abnegazione dall’ A.A. sig.ra Rosanna Piccarreta che esibisce una valida competenza professionale nella gestione finanziaria e contabile. Al suo lodevole lavoro hanno dato il loro apprezzamento i dirigenti prof. Giuseppe Molinini e il dott. Aldo Sciscioli. Dall’a.s. 2005/06 è D.S.G.A. il sig. Filippo Ardito; con la sua gestione l’organizzazione dell’Ufficio trova il suo definitivo assetto. Capace di controllare con oculatezza gli ambiti delle varie problematiche della scuola dei nostri giorni, gestisce le questioni amministrative con grande esperienza, con puntuale conoscenza e attenta applicazione della normativa vigente Assistenti Amministartivi Collaborano con l’Ufficio di segreteria i sigg.: Giuseppe Caputo: serio e attento nel lavoro, cortese con i suoi interlocutori. La sua scrivania è sempre ordinata come la sua mente e la sua grafia. Lia Scanni: cura con attiva diligenza la segreteria didattica; è sempre affabile, rispettosa e accogliente nei confronti di tutti. Mario Troiano: persona preparata, corretta e sempre gentile. Grande lavoratore, è stimato e apprezzato da tutto il personale della scuola. Tecnici di Laboratorio Mario Palmiotto: Per tutti gli anni ’70 e ’80 ha tenuto, con diligenza, in ordine la ricca dotazione scientifica del Liceo. Aldo Balducci: Presta servizio nel Liceo dal 1992. Nel quotidiano lavoro si può cogliere la gentilezza insita nella sua persona e la trasparenza morale che lo distinguono in ogni occasione. Paziente nel mettere a disposizione di chiunque la sua grande preparazione acquisita sia in ambito tecnico-scientifico che informatico. E’ risorsa preziosa nella vita dell’Istituto. Collaboratori Scolastici Con dignitoso comportamento e senso del dovere hanno svolto e svolgono il loro insostituibile lavoro i sigg.: Aldo Cifarelli, Domenico Di Chiaro, Carlo Malcangi (già in pensione), Giuseppe Nesta, Nicoletta Lops. ************* Nella presentazione dei docenti sono andato indietro agli anni ’50 perché mi pare doveroso segnalare alcune importanti figure che meritano di avere la dovuta considerazione e il giusto riconoscimento da parte della comunità in cui il Liceo svolge la sua azione formativa e culturale sin dal lontano 1923, per proseguire poi con i docenti che hanno insegnato negli ultimi decenni e con quelli che a tutt’oggi sono in servizio.
Angelo Clemente: Docente di latino e greco, ha dato lustro al Liceo Oriani negli anni ’50 offrendo ad una gioventù ancora incerta e priva di fiducia nel futuro, un grande impulso agli studi classici elevando la mente dello studente verso gli alti gradi del sapere con lezioni che spesso si avvalevano del lievito della sua sottile ironia. don Luca Masciavè: Cristianamente impegnato, attraverso l’insegnamento della Religione, a rendere l’acerbo animo del giovane sensibile ai valori più profondi della vita, mentre volgeva la sua azione al mondo del volontariato che ha trovato in lui la sua prima fonte ispiratrice. don Luigi Mintrone: Docente di Religione, oltre che guida morale e sprirituale dei giovani, ha avuto il merito di aver costituito a Corato una sezione della FUCI e di aver saputo interpretare i bisogni sociali del mondo contadino con cristiana premura. Francesco Quatela: Ha insegnato matematica negli anni ’50. Un vero genio della matematica, sapeva tracciare sulla lavagna purissimi cristalli di logica che rinviavano ad una mente capace di ricamare teoremi e dimostrazioni che incantavano i suoi giovani allievi. Maria Vurchio: Ha insegnato nei difficili anni ’40-’50; in un clima di oscurità culturale seppe illuminare la mente e l’animo dei suoi studenti orientandoli con lo studio dei classici a ritrovare il filo di nuove idealità finalizzate alla loro crescita sociale e morale. Religione don Gino Tarantini: Ha insegnato Religione in un periodo alquanto difficile per i segni di insofferenza verso i temi del sacro dimostrati dai giovani. A questa gioventù disincantata ha saputo dare, con l’insegnamento della Religione, il gusto per quei valori sobri e autentici che costituiscono una ricca riserva per affrontare i problemi della vita. Antonio De Palma: Sa proporre ai suoi studenti un vasto campo di ricerca inerenti le complesse tematiche etiche e culturali. La formazione critica dello studente è il fine del suo insegnamento svolto con tono sereno e con atteggiamenti di tolleranza e di costruttivo dialogo. Lingua e letteratura moderna Aldo Caterina: Docente di lettere moderne ha dato agli alunni le più ampie possibilità didattiche per allargare i propri orizzonti culturali attingendo alla sua notevole ricchezza e originalità di idee che lo aiutavano a pensare i fatti letterari insieme alle più acute domande esistenziali, sociali e politiche poste dai suoi giovani studenti. Felice De Benedittis: Vigoroso e agile nella comunicazione dei temi culturali, ha inteso l’insegnamento come una profonda e intensa esplorazione degli autori antichi e contemporanei sui quali ha lavorato con passione e ricchezza culturale per tracciare il percorso della crescita intellettiva e umana degli studenti. Notevole è stato il contributo che ha dato per definire la nuova fisionomia culturale che ha segnato la svolta storica dell’Oriani nel 2000. Lucio Loprieno: Di formazione classica, ha insegnato letteratura italiana e latina dispiegando una rigorosa conoscenza degli aspetti formali delle lingue antiche e moderne, oltre che una notevole capacità nel far cogliere allo studente le punte più significative della vasta produzione letteraria. Nelle sue lezioni non è mai mancato un leggero tono di umorismo ben coniugato con la sua coerenza morale e il suo valido corredo professionale. Aurora Vangi: Figura originale, fine nel suo “baroccheggiante” abbigliamento ma, soprattutto, per la profondità rivelata nella discussione dei temi caldi della letteratura antica e moderna, filtrata dalla gentilezza del suo animo e dalla acutezza della sua mente. Franco Vangi: Docente di lettere moderne, continua a dare ai suoi studenti tutto il suo vasto repertorio culturale con etica dedizione e appassionato coinvolgimento intellettuale e umano. Sa trattare le pagine della letteratura e della poesia con squisita sensibilità spirituale e con la maestria di un musicista che suona la tastiera del pianoforte. Lettere classiche Andrea D’Ercole: Ha riversato nella scuola tutto il suo impegno e la sua fiducia nella riuscita azione di rinnovamento didattico e curricolare che ha segnato l’avvio dei nuovi indirizzi di studio del Liceo Oriani. Dalla sua persona traluce una viva ricchezza di valori culturali e umani, intimamente sentiti e vissuti, che ornano la sua docenza e il dialogo con i suoi allievi. Innocenza de Ceglia: Il modo pacato con cui dialoga con gli alunni è tutt’uno con la serena passione con cui spinge la mente dello studente a liberare le sue energie per cogliere la luce feconda che la cultura classica continua a far risplendere. Le sue riflessioni sugli autori classici sono innesti di gemme volte a favorire la ricca fioritura dell’animo dei giovani. Giovanna Di Canio: Docente di latino e greco ha dimostrato, Lei non coratina, una sorprendente fiducia nell’azione formativa e culturale del Liceo Oriani a cui dà tutto il suo entusiasmo che si espande nel suo insegnamento e nel dialogo con i suoi discepoli seguiti con particolare attenzione e con la sua solida preparazione classica. Elsa Di Gioia: Nel Liceo Oriani ha lasciato un segno duraturo; agli alunni ha dedicato la sua affettuosa considerazione e un lievitante impegno professionale che ha avuto nella sua vasta cultura classica la fonte ispiratrice. Ineccepibile nella sua quotidiana azione didattica, ha fatto dello studio dei classici l’occasione per arricchire la formazione di tanti suoi allievi. Domenico Fino: Il sereno rapporto con gli studenti e, soprattutto, la sua preparazione classica, dopo gli anni di insegnamento, li ha trasferiti nella laboriosa attività di dirigente scolastico. Felice Lastella: Docente dal raffinato tratto umano, lasciava tralucere un’eccellente preparazione filologica trasmessa nelle sue lezioni. Ha fatto vivere ai suoi alunni il tempo scolastico come il tempo in cui lo studio delle lingue classiche non ha mai negato le istanze degli adolescenti che anzi venivano dal suo fine agire rispettate e temperate in una ordinata e libera espressione. Maria Mastroviti: Docente per molti anni nel Liceo Oriani ha insegnato lettere classiche con la sua naturale e spontanea bonomia unita al fermo impegno a dare agli alunni quanto si rivelava fondamentale per la loro maturazione umana. Maria Teresa Natale: Docente dalla solida preparazione classica, ha insegnato con una dedizione tale che, a tratti, ha assunto i toni di un quasi misticismo intellettuale e professionale, trovando una fedele compagna di lavoro nella passionale Gabriella Vernole, docente dai vivaci interessi culturali coniugati con una visione critica delle problematiche sociali. Davide Picardi: Insegna lettere classiche con la competenza che gli deriva dalla sua profonda e rigorosa preparazione filologica a cui unisce la capacità di far fluire insieme alla grammatica latina e greca le grammatiche di altre sponde culturali come quelle della musica e della cinematografia contemporanee. Tina Schirone: Docente amata da tutti per la correttezza e l’autenticità del suo dire e del suo agire. Ha svolto l’insegnamento di lettere classiche con scrupolosa professionalità seguendo i suoi alunni con ammirevole disponibilità e con la sensibilità del suo animo, rara e preziosa. Aldo Tommasicchio: Ha insegnato con il fervore culturale di un sempregiovane, perché giovani erano la sua mente e il modo di intendere l’attualità del mondo classico, proposta ai suoi alunni sempre attivamente coinvolti nella scoperta dei valori antichi. Arte Chiara Capozza: Con il suo insegnamento i valori dell’arte sono entrati a far parte, in modo incisivo, del percorso di formazione dei giovani. A loro offre, con vivaci iniziative culturali e perizia didattica, la bellezza delle forme e la suggestione delle infinite espressioni della creatività umana. Lingue straniere Dora Arbore: Ha portato nel Liceo l’enorme bagaglio della sua forbita conoscenza e padronanza della lingua inglese insegnata ai suoi alunni con alto decoro professionale, con una forte consapevolezza etica mossa da una raffinata sensibilità umana e culturale. Vittoria Gattulli: Ha insegnato lingua inglese in questo Liceo con grande serietà senza mai cedere a gesti esteriori e banali. Rosalia Montenero: Prezioso il suo contributo insieme a quello di Dora Arbore a consolidare nel Liceo l’insegnamento della lingua inglese quinquennale. Raccolta in una silenziosa laboriosità, sa condurre i suoi allievi a volare sulle vette più alte della cultura anglosassone. Serio l’impegno a educare e affinare l’animo dei giovani che segue con la grazia di una rondinella, libera nel cielo della poesia. Katia Mummolo: Bravissima docente di lingua inglese, rigorosa nell’insegnamento, elegante nella mente e fine nell’animo. Matematica e Scienze Maria Cannillo: Ha messo a disposizione della scuola, con vigile rigore intellettuale, la sua preparazione matematica e il suo insegnamento, sentiti come educazione della mente del giovane al pensare rigoroso e all’uso di un linguaggio preciso, baluardi alla tendenza alla superficialità che è il rischio incombente sulla gioventù del nostro tempo. Vincenzo De Laurentis: Rilevante è stato il suo contributo all’affermazione dell’indirizzo scientifico che il Liceo Oriani ha conosciuto negli ultimi anni. Disponibile a trovare le più efficaci soluzioni ai problemi emersi in una scuola che cambia, con la serietà del suo impegno e della sua preparazione, dà il giusto rilievo alle scienze matematiche così stimolanti sotto l’aspetto della maturazione complessiva degli alunni. Aldo Diaferia: Resta il compianto per la sua prematura scomparsa mentre le aule dei suoi alunni risentivano della liberalità ed esuberanza del suo animo aperto al dialogo e al coinvolgimento in attività finalizzate a rendere cordiale e sereno il clima del Liceo. Cecilia Tarallo: Persona discreta e docile in tutte le sue espressioni professionali e umane. Angela Cinone: Ha unito in una originale sintesi la gentilezza del suo animo con l’ammirevole impegno nell’insegnamento delle materie scientifiche, espletato con l’intento di sollecitare nei giovani l’interesse per i complessi dispositivi dell’affascinante mondo della natura. Pina Mazzilli: Docente di scienze naturali ha fatto del rapporto con gli studenti la linea della sua condotta didattica e dell’aula il palco della comunicazione della sua ampia preparazione scientifica ma anche della lievità del suo modo di porgersi agli altri. Storia e Filosofia Ettore Adduci: Per molti anni è stato Vicepreside, funzione che ha svolto con pieno coinvolgimento umano e professionale. Per gli alunni ha rappresentato un punto di riferimento nella risoluzione dei vari problemi inerenti la vita della scuola. Il suo insegnamento, forte di una limpida tensione etica, ha alimentato e arricchito la formazione dei giovani ai quali ha dato una prospettiva di valori umani e culturali ampia e profonda. Notevole il suo impegno a ricostruire il patrimonio librario del Liceo e per l'acquisto del prezioso pianoforte a coda che ha permesso, nel prosieguo degli anni, a molti alunni di manifestare il loro talento musicale. Giovanni Marghella: Figura solitaria ma attenta, ha seguito le varie fasi della costruzione della nuova identità culturale del Liceo Oriani. Fuori dal ruolo di docente ha lasciato trasparire tratti di vivace umorismo e uno straordinario senso dell’amicizia che con simpatia vengono rappresentati in questa ideale foto di gruppo. Pasquale Menduni: Ha dato e continua a dare il suo validissimo contributo al rinnovamento della scuola nel segno dei nuovi indirizzi e delle dotazioni informatiche. Segue i suoi alunni sulla base di una selezionata e critica visione culturale e di una seria preparazione storica e filosofica. Con una mente agile e snella discute con i suoi studenti i problemi etico-sociali più vicini alla loro sensibilità.
Nell’anno scolastico 2006-2007 svolge l’incarico di dirigente il prof. Michele Caldarola con impegno e cordialità. Una nuova leva di docenti preparati e di fresca intelligenza opera da qualche anno nell’Oriani. Sono i proff.: Rosaria Bellucci, Rodolfo Buonasante, Anna Carminetti, Mauro Carnicella, Gaetano de Ceglia (collaboratore del dirigente), Caterina De Chirico, Lucia De Savino, Francesca De Trizio, Antonella Dell’Accio, Emanuele Di Bitonto, Saverio Di Liso, Mariella Fusco, Sergio Germinario, Mara Maggiulli, Cataldo Marcone, Luisa Mascoli, Annamaria Micello, Rosangela Salerno, Marika Sciscioli, Giovanni Strippoli, Paolo Vallarelli.
Termino questo lavoro esattamente un anno dopo la pubblicazione della prima parte. Anche queste pagine conclusive idealmente le dedico a colei che ha visto la penna scorrere sui fogli. Le dedico a mia madre che ha fatto dell’amore filiale intimo dono. Giugno 2007 Felice Tarantini |
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